De Renuntiatione

€ 15.00

pp. 208 formato 12,5x19,5

Anno 2019

ISBN 978-88-6032-516-7

Ungarettiana

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Angelo Scipioni

De Renuntiatione

Scritture di mari(lyn)ologia

Questo volume di Angelo Scipioni – dal tono coraggiosamente sperimentale, a cominciare dal titolo e sottotitolo – si pone come un vero e proprio poema, ed è uno dei più originali libri italiani di poesia pubblicati negli ultimi anni. La sfida di lettura è remunerativa, per la ricca stratificazione dei suoi elementi: l’horror vacui, innanzi tutto, che si manifesta appunto nel suo sperimentalismo (un discorso continuo, senza segni di punteggiatura a eccezione della ricorrente lineetta); e una voracità di approccio alle varie forme di realtà che potrebbe ricordare il flusso (auto)biografico e documentario-cronachistico dei romanzi di John Dos Passos, nonché – fatte salve naturalmente le debite proporzioni – la generosa ampiezza enciclopedica dell’epica poesia di Ezra Pound. Ma questi suggerimenti di rapporti sono tipologici piuttosto che fontali: non vi è sostanziale affinità fra questi autori statunitensi e Scipioni – vissuto tra il natìo Abruzzo, Roma e una Manhattan dove egli dimora fortemente appartato nella sfera familiare che lo protegge e che egli a sua volta dolcemente tutela; e mantenendo intanto il suo amore per l’italiano, il latino e l’abruzzese, con una certa freddezza verso la lingua inglese.
L’asse genealogico di questa narrazione poematica va dunque ricercato altrove: i numi tutelari, qui, sono il primo Silone e il primo Pasolini – autori ripresi con un’originale torsione, soprattutto nel senso che il poeta continua a ritornare nostalgicamente alle fasi iniziali delle loro carriere letterarie piuttosto che ai tormentati e complessi periodi in cui esse sono sfociate. Questa visione per così dire aurorale è funzionale alla retrospezione utopica e nobilmente anacronica che domina il poema: un’Italia proletaria e pastorale, l’“umile Italia” di Dante – il linguaggio del quale è il basso profondo che percorre tutto il poema. (Scipioni gira sempre – e questo gli fa onore – con un dantino in tasca.) Del resto, come spesso accade nelle forme letterarie che ambiscono a descrivere la vita del popolo, il lessico colloquiale qui si combina con un linguaggio intellettuale e perfino erudito.
Ma, dopo aver rilevato tutta questa stratificazione, che pure è l’elemento di seduzione nel testo, non si è ancora detta la parola poeticamente decisiva: visionarietà. Questo è un poema visionario perché fonde e trasfigura l’autobiografia così come la storia antica e moderna di Italia in un vasto quadro spirituale a base religiosa ma audacemente eterodossa (la mariologia che diventa “marilynologia”). Ed ecco che la Renuntiatio di Benedetto XVI erede di papa Celestino non è più soltanto un momento (per quanto importante) nella storia vaticana e laica dell’Italia, ma diventa una “rinunzia” più profonda, dimostrando la forte consapevolezza critico-poetica dell’autore.
Paolo Valesio