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Frammenti, periferici

Patrizia Santi (Autore)

Ungarettiana

Rileggendo l’intenso libro di Patrizia Santi sentivo ricorrere nella sua scrittura un effetto che mi intrigava e al tempo stesso sfuggiva alla mia capacità di descriverlo. Ho cominciato a capire meglio quale fosse la posta in gioco quando ho ritrovato uno strano pensiero che compare vicino all’inizio e poi nuovamente presso alla fine di quel grande e strano libro che è L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud. È vero che la raccolta della Santi non esplicita descrizioni di sogni come tali e non è un libro che si possa definire come sognante, né io credo che sogno e testo poetico siano completamente equiparabili; ma mi sembra innegabile che vi siano aspetti in cui la sfida dell’interpretazione (e soprattutto, il senso del limite di ogni interpretazione) siano analoghi, nel testo onirico e nel testo poetico. Mi sono reso conto allora che a un certo punto avevo intravisto “l’ombelico” del libro santiano in un senso simile a quello in cui Freud parla dell’«ombelico del sogno»: cioè quell’intrico di «pensieri-del-sogno» che (egli sostiene) non si riesce a sciogliere, che non aggiunge nulla di nuovo alla nostra interpretazione del sogno stesso, e che tuttavia è anche il punto in cui il sogno penetra nell’ignoto.
L’ombelico del libro, in questo caso, rischiava di sfuggire proprio per l’audacia con cui esso appare ancor prima che il libro cominci: vale a dire, nel suo titolo: Frammenti, periferici. Alla prima lettura mi ero ripetuto questo titolo senza pronunziare mentalmente la pausa della virgola, ed esso mi aveva lasciato vagamente perplesso perché mi sembrava sommare due diminuzioni, dunque rischiare una certa sovradeterminazione. Ma l’interruzione introdotta dalla virgola si rivela decisiva, come confermato dalle virgole “contro-intuitive” che costellano queste poesie: «Sono stata più, di questo esanime, rotolìo, / di frequenza», dove la cadenza ungarettiana è innovata dalla frammentazione mediante virgole, e in particolare, la virgola dopo «rotolìo» genera un effetto d’interruzione più forte di quello prodotto dall’enjambement che segue – e lo stesso effetto ha la virgola dopo «immagine» in «Credo, senza armonia, che quell’immagine, includa / un errore» – e analogo è il caso di «riducendola ad altro, infinitesimo, particolare, senza / cammino» – e «Dove ho cominciato a perdere, accordami, che tu sapevi / come e perché» – e anche in «sciogliere questo esile legame significherebbe, / stendere la stuoia e cominciare a dormire», dove la virgola in fine verso mette addirittura in crisi l’enjambement; ecc. ecc.
Non mi pare che tali pausazioni possano essere lette come intermittences du cœur (questo libro non è proustiano); si potrebbero definire come interruzioni di respiro che danno un tono cauto, penetrante, guardingo alle poesie della Santi. In ogni caso, esse sono parte integrale del fascino del libro; dunque, con tutto il rispetto per le autorità freudiane, mi pare che questo “ombelico” in effetti aggiunga qualche cosa di significativo alla nostra lettura (l’ermeneutica è ineludibile), anche se questo qualcosa non può essere definito a chiare lettere (c’è sempre un punto dove l’ermeneutica deve arrestarsi). (Paolo Valesio)

Premi
Vincitrice del Premio internazionale di poesia "Piero Alinari" 2011

Seconda classificata al Premio Antica Badia di San Savino 2013

Seconda classificata al Premio Internazionale di Poesia don Luigi Di Liegro 2013

Terza classificata al Premio Anna Osti (Rovigo)2013

Prima classificata ex aequo al Premio Renzo Seroli Salis 2014 (Sondrio)

Finalista Premio Firenze, XXXII edizione (Firenze)

Opera segnalata al Premio letterario Giuseppe Giusti 2014, XXIV edizione (Monsummano Terme)

Menzione speciale della giuria al Premio Morlupo Città della Poesia 2015

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prezzo € 10

Condizioni di vendita

pp. 56  formato 12,5x19,5

anno di edizione 2013

isbn  978-88-6032-245-6

supporto cartaceo

Edizione digitale non disponibile

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Rassegna stampa

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di Clara Castoldi
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