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L'Ifigenia di Eschilo

Filologia e drammaturgia nell’Agamennone

Michele Barbieri (Autore)

Fuori collana - area umanistica

La trilogia dell’Orestea rappresenta, nell’insieme, la prima forma di verbalizzazione di un processo. L’anamnesi corale del sacrificio d’Ifigenia nell’Agamennone costituisce una tragedia nella tragedia. I greci vogliono un’impresa di strage; la loro volontà ottiene la sanzione di Zeus; Artemide si opporrà con vénti contrari, e per placarla sarà necessario un sacrificio umano, secondo il costume; Calcante lo sa, e invita Agamennone a moderare gli scopi dell’impresa, anche a costo di un’abdicazione. Come coi tenori dell’Opera, la sua iniziativa risulta controproducente. La decisione di Agamennone di sacrificare la figlia, d’altra parte, implica una responsabilità: ogni giustificazionismo è qui respinto fin dalle radici filosofiche.
Se dunque col capo religioso si tratta di eterogenesi dei fini (nessuna azione sortisce l’effetto voluto), col capo militare noi vediamo il prìncipe conteso fra interessi pubblici e affetti privati: due temi della massima tradizione drammaturgica intrecciati con la massima densità.
Una posizione speciale assume in questo libro l’esame teorico dei ruoli distinti della composizione musicale e della regìa: la musica dovrebbe ritornare a svolgere il compito filologico di approssimazione all’unità dell’antico (dal quale è stata distolta per opera del cinema), mentre alla regìa dovrebbe toccare il compito di suggerire l’unità sentimentale del moderno nei confronti dell’antico mediante un tacito giudizio. Peithō, la divinità della persuasione erotica, dell’arte giudiziaria e della conurbazione politica, può anche diventare il nume tutelare di un possibile talento polifonico del coro. Oltre alle acquisizioni dell’etnomusicologia, l’autore propone di riconsiderare la lezione più congruente dell’opera barocca italiana, e Peithō presiede così anche ad un uso dell’analogia libero da storicismi.
La traduzione può essere un’approssimazione alla cosa, oppure un vaglio periegetico del testo, o ancora la ricreazione fenomenologica di un contenuto in una rappresentazione pretestuosa. Da questa terza posizione intellettualistica l’autore prende le distanze, sottolineando l’incapacità, in generale, della filosofia italiana di affrontare coi mezzi della propria lucidità e del proprio genio, nonché della migliore tradizione moderna (che spazia da Valla e Montaigne fino a Hume e a Leibniz) il quesito generalissimo della percezione indistinta, sentimentale, di una realtà incognita. La trattazione principale è corredata da quattro appendici, nelle quali si conversa di nozioni
fondamentali di estetica politica come ‘antico e moderno’, o ‘civiltà e barbarie’. Nello spazio compreso fra il sacrificio di Agamennone e quello di Stilicone noi possiamo vedere tutto il cammino compiuto dalla barbarie per farsi civiltà moderna.

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prezzo € 20

Condizioni di vendita

pp. 304  formato 17x24

illustrazioni in bianco e nero

anno di edizione 2009

isbn  978-88-6032-100-8

supporto cartaceo

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